Idee per la Toscana. La scuola

03 mar 2010

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Una scuola (e una università) pubblica, e di qualità. Alcune proposte di Enrico Rossi per la Toscana che studia e che insegna...

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Alcune proposte per scuola e università
La Toscana che voglio. Scuola e Università
La Toscana che c’è. Scuola e Università


Sulla scuola giochiamo davvero la partita dell’integrazione e della convivenza. In questa Regione negli ultimi dieci anni siamo riusciti a garantire una sanità pubblica e di qualità, il cui fondamento è il principio d’uguaglianza. Penso che sulla scuola dobbiamo agire nella stessa direzione per dare a tutti le stesse possibilità senza discriminazioni. Vogliamo mantenere una scuola pubblica di qualità, per evitare fratture dentro la società che pagheremo nel futuro.

IDEE PER LA TOSCANA. SCUOLA E UNIVERSITA’



La Toscana è una terra ricca di tradizioni universitarie riconosciute sia a livello nazionale che internazionale. Tuttavia è evidente lo scollamento tra imprese, mondo del lavoro, e università; queste ultime devono tornare ad essere il fulcro della società della conoscenza e non solo un luogo di trasmissione di saperi già consolidati. Occorre quindi ricostruire un circolo virtuoso tra ricerca e imprese, affinché le università siano un vero motore di sviluppo per il tessuto regionale.

Lo stato di crisi finanziaria delle università toscane manifestatosi negli ultimi anni ha già comportato un sostegno economico da parte della Regione, così come alcune funzioni di supporto sono già state razionalizzate (es. da tre aziende per il diritto allo studio ad un’unica azienda). Questo processo è in atto anche in altre Regioni (come l’ipotesi di integrazione tra i Politecnici di Milano e Torino) e impone una seria riflessione sugli assetti organizzativi per il futuro, senza ovviamente mettere in discussione l’autonomia scientifica e didattica degli Atenei.

Enrico Rossi partecipa a un'iniziativa pubblica sull’università presso la Casa della Creatività

Attualmente sono in corso alcune importanti riforme del sistema universitario sul fronte degli ordinamenti (corsi di laurea) nonché della governance degli atenei, rispetto alle quali è opportuno che la Regione svolga un proprio ruolo in ragione della centralità strategica che l’università ricopre per il futuro sviluppo economico e sociale della Toscana.

Scuola dell’obbligo pubblica e qualità della formazione sono, infine, i nostri punti fermi. Deve finire la politica dei tagli attuata dal Governo nazionale, c’è bisogno di più risorse per evitare di formare studenti e quindi cittadini di serie “a” e di serie “b”.

Vogliamo un’università e una ricerca legate al territorio e sede di incontro tra flussi globali e bisogni locali, orientate non solo a frenare la “fuga di cervelli” ma anche e soprattutto ad attrarre studenti stranieri come primo veicolo della Toscana del mondo.

ALCUNE PROPOSTE PER SCUOLA E UNIVERSITA’


Obiettivi proposti da Enrico Rossi per la prossima legislatura regionale:

1. Mantenere l’impegno costante su risorse e tempo pieno nella scuola pubblica dell’infanzia e primaria

Occorre puntare sul rapporto permanente con il territorio come risorsa culturale e formativa, incentivare la formazione professionale, senza dimenticare le misure di sostegno all’alfabetizzazione e l’accompagnamento nel percorso formativo per l’integrazione degli alunni e studenti stranieri, per la prevenzione del disagio scolastico e per il successo formativo di tutti.

2. Contrastare l’abbandono scolastico prematuro

Una priorità che riguarda direttamente il futuro della nostra regione. Un obiettivo che si può raggiungere attraverso politiche per l’aumento dei laureati, in particolare nelle materie scientifiche (in quanto più richieste sul mercato del lavoro) e favorendo l’apprendimento permanente in età adulta.

Enrico Rossi interviene nell'Aula Magna del centro di ricerca “Lens” presso il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino

3. Incentivare un progetto di trasformazione per i nostri tre atenei

E’ necessario una riorganizzazione delle nostre tre università, finalizzata a razionalizzare, aggregare e specializzare le eccellenze universitarie toscane al fine di aumentarne la competitività all’esterno e migliorare le condizioni per studenti e lavoratori (soprattutto se precari).

4. Favorire la nascita di soggetti ibridi

E’ di fondamentale importanza stringere il rapporto tra università e impresa per facilitare il trasferimento di conoscenze e tecnologie nelle imprese e nella società civile toscana attraverso la creazione di nuovi incubatori, spin-off, fondazioni miste e parchi scientifici.

5. Orientare i finanziamenti regionali integrativi verso risultati specifici

Occorre pensare a un’oculata politica finanziaria in grado di rafforzare, senza dispersione, la competitività e le eccellenze conoscitive (brevetti, nuovi prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, nuove professionalità).

LEGGI: Accordo coalizione Toscana Democratica (pdf)

LA TOSCANA CHE VOGLIO. SCUOLA E UNIVERSITA’


La Toscana che voglio è un esperimento collaborativo della campagna di Enrico Rossi a Presidente della Regione Toscana. E’ un esperimento di costruzione dell’agenda, è immaginazione politica messa in circolo e condivisa.

Di seguito i cinque contenuti più votati sul sito nella categoria “Scuola e Università”:

Vorrei che le scuole fossero aperte anche il pomeriggio e attirassero studenti con corsi di potenziamento, di recupero e attività sportive. deluva

La Toscana che voglio è quella impegnata a valorizzare la sua bellezza, il suo genio, il suo grande patrimonio di cultura e tradizione, le sue conquiste. È quella impegnata a costruire il proprio futuro, attraverso il lavoro, la ricerca, l’innovazione, i diritti, il rispetto per l’ambiente. gabriele4

La Toscana che voglio è quella che permette a tutti di studiare e di viaggiare all’estero per poi tornare in Toscana con la mente aperta e un bagaglio culturale maggiore. Quella che sponsorizza e premia l’Intelligenza, la Cultura e l’Onestà perché conoscendo si può essere liberi, liberi di scegliere da soli. Omegaface85

Voglio una Toscana che si riconosce nei colori diversi, nelle abilità diverse, nei pensieri diversi, voglio una Toscana con la chiave nella porta di casa, voglio una Toscana dove le donne possono uscire senza paura e dove gli uomini non hanno bisogno di violare, voglio una Toscana che investe nella sua creatività, nella sua intelligenza. Donatella Fantozzi

Il punto di partenza deve essere la meritocrazia. beatrice84

LA TOSCANA CHE C’E’. SCUOLA E UNIVERSITA’.

Docenti

  • Maestri: 13.000
  • Insegnanti: 38.000
  • Tecnici e amministrativi: 10.000
  • Professori universitari: 11.000 (tra ordinari, associati e ricercatori)


  • Dipinti fatti dagli alunni della scuola dell'infanzia Buondelmonte de' Buondelmonti, Tavarnuzze, Firenze (aldoaldoz)

    Asili nido

    La popolazione da 0 a 2 anni nel 2006 era di oltre 92 mila unità, una cifra cresciuta di circa 10.000 unità rispetto a 6 anni prima.
    Trenta piccoli su 100 (contro 10 in Italia) sono in grado di trovare un posto all’asilo nido o in uno dei servizi educativi creati per loro. E’ a un passo l’obiettivo fissato dall’Ue entro il 2010: 33 piccoli su 100.
    Nel 2006 i servizi a disposizione erano 758, gli iscritti oltre 27 mila e la risposta alla popolazione circa il 30%.

    Scuola dell’infanzia

    Gli alunni in Toscana sono circa 64.410, oltre il 90% della popolazione fra i 3 e i 6 anni. Gli alunni disabili inseriti nella scuola dell’infanzia sono 698.

    Scuola primaria

    Gli alunni in Toscana sono 141.721. Gli alunni disabili inseriti alle elementari sono 2.917. Gli alunni stranieri che hanno frequentato le scuole toscane sono stati 39.800, circa l’8% del totale.

    Scuola secondaria inferiore

    Alle scuole medie toscane gli iscritti sono 86.753. Gli alunni disabili inseriti alle scuole medie sono 2.471. Abbandoni e dispersione (nonostante l’obbligatorietà) ammontano al 13%.

    Scuola secondaria superiore

    Gli studenti iscritti alle scuole superiori sono 140.054. In termini assoluti sono gli istituti tecnici a fare la parte del leone, con il 33%. Seguono i licei scientifici con il 23,6% e i classici con l’8%.
    Gli alunni disabili inseriti nella scuola secondaria superiore sono 2.497.

    Studenti al Polo delle Scienze Sociali di Novoli, Firenze (popkitchen)

    Università

    Le matricole che si iscrivono alle Università toscane sono in aumento. Ma quelli che arrivano alla meta non sono così tanti. Gli abbandoni continuano a rappresentare uno scoglio e ad interrompere gli studi sono soprattutto gli iscritti al primo anno: 1 su 5 non si riscrive al secondo anno.

    Nelle tre Università toscane di Firenze, Pisa e Siena, alla Scuola Superiore Normale e al Sant’Anna di Pisa, all’Università per stranieri di Siena, alle Accademie di Belle Arti e ai Conservatori musicali gli studenti sono oltre 130.000.

    In Toscana gli ingressi nel sistema universitario sono aumentati nonostante la riduzione dovuta al calo demografico. Durante gli anni di applicazione della riforma, il rapporto tra gli immatricolati e i ragazzi diciannovenni è passato dal 55% al 59%. Circa una matricola su cinque (il 20% del totale) si iscrive per la prima volta a un corso universitario dopo uno o più anni dal conseguimento della maturità, e l’11% rimanda l’iscrizione addirittura a 5 anni dal conseguimento del diploma.

    Quasi un terzo degli immatricolati proviene da fuori regione (26%). La quota di fuori sede non toscani è particolarmente alta a Siena (35% del totale immatricolati), seguita da Pisa (28%) e Firenze (21%). Il bacino di provenienza prevalente quello delle regioni meridionali, in particolare Sicilia, Campania, e Calabria.

    La Scuola Normale Superiore di Pisa (fabiogis50)

    Lettere e filosofia è la facoltà che attrae, in termini relativi, il maggior numero di matricole (16%), seguita da ingegneria (12%). Appena al di sotto si collocano economia, scienza matematiche fisiche e naturali, medicina e giurisprudenza (tutte intorno al 10%). Negli ultimi cinque anni, le preferenze degli immatricolati sono andate a favore di architettura (+14% la variazione media annua), farmacia e lettere e filosofia (entrambe +5%), mentre hanno perso immatricolati scienza della formazione-psicologia (-4%), economia ed ingegneria (-2%).

    In questo quadro restano comunque rilevanti gli abbandoni al primo anno: il 22% delle matricole non si iscrive al secondo anno di Università.

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