Per gas, acqua, rifiuti e casa, una gestione su scala toscana

08 gen 2010

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La Regione Toscana non deve diventare terra di conquista nei servizi: un’azienda sola, da quattro milioni di utenti, e saremo tutti più forti.

[Da Il Tirreno di oggi, una intervista a firma di Mario Lancisi: "Un’azienda sola, e saremo più forti". Buona lettura.]

«Nei servizi pubblici mi impegno a favorire un’aggregazione regionale. Per gas, acqua, rifiuti e casa occorre una gestione su scala toscana. Basta con i municipalismi e il sottobosco politico». E’ quanto promette Enrico Rossi, assessore alla sanità, e candidato del centrosinistra alla guida della Regione. «La dimensione ottimale è quella dei 3-4 milioni di abitanti. Se non ci aggreghiamo, la Toscana rischia di essere terra di conquista dei colossi», aggiunge Rossi.

Si conclude con questa intervista al probabile nuovo governatore della Toscana la nostra inchiesta nel mondo delle società ex municipalizzate, in cui chi comanda sono i sindaci che nominano i rappresentanti nei cda. Un settore che rappresenta il 3,5% del fatturato dell’economia toscana e dà lavoro a quattro dipendenti su cento della regione.
«Un settore importante per la nostra economia. Che va difeso dalla colonizzazione delle grandi società. La frammentazione di enti e società è dannosa per almeno due ragioni. La principale sta nel fatto che essa impedisce una programmazione dei servizi pubblici su scala regionale», spiega l’assessore Rossi.

Piccolo non è più bello?
«Almeno nei servizi pubblici la frammentazione e il municipalismo sono fattori di freno dello sviluppo. Proprio in questi giorni a Firenze si discute sulla possibile partecipazione alla gara per il trasporto pubblico locale dell’Atm, l’Azienda milanese che serve 3-4 milioni di persone, corrispondenti grosso modo alla popolazione della Toscana. Ormai nelle multiutility le dimensioni ottimali delle aziende sono queste. Noi invece in Toscana abbiamo 38 aziende di rifiuti, 8 aziende per l’acqua, 34 per il trasporto pubblico e 11 per le aziende della casa. Troppe».
Ma è proprio sicuro che la dimensione regionale fornisca servizi più efficienti ai cittadini?
«Su questo non ci sono dubbi: una programmazione dei servizi su scala regionale porta ad una diminuizione e razionalizzazione dei costi e quindi a servizi migliori».
Un esempio?
«Prendiamo l’acqua. I nostri acquedotti perdono un terzo e anche più dell’acqua che trasportano. Rifare la rete è possibile, ma occorrono grandi investimenti che solo un’azienda di 3-4 milioni di clienti può fare».
Quindi disco verde alle grandi aggregazioni.
«Sicuramente. E non solo per una ragione legata ai costi e alla qualità e efficienza dei servizi, ma anche per il fatto che in un mercato dove operano multiutility di grandi dimensioni alla fine sarà inevitabile che le nostre aziende finiscano per soccombere. Lo dico con chiarezza e preoccupazione: se non ci muoviamo con rapidità c’è il rischio concreto che la Toscana nei prossimi anni diventi terra di conquista delle grandi aziende. L’offerta dell’Atm che vorrebbe gestire i trasporti fiorentini è un segnale chiaro. Un campanello d’allarme da non sottovalutare».

Se la sua analisi è corretta, cosa farà se verrà eletto presidente della Regione?
«La riforma dei servizi pubblici sarà un punto qualificante del mio programma».
C’è chi auspica una holding regionale da quotare in Borsa.
«Le fusioni delle società possono essere un nostro auspicio, ma non rientrano nei poteri della Regione. A noi compete la programmazione dei servizi pubblici. Che possiamo accompagnare con provvedimenti che eroghino incentivi economici alle società che si uniformeranno alla nostra programmazione».
In concreto?
«Oggi abbiamo tre Ato per i rifiuti e sei per l’acqua. Per ciascuno di questi settori dovremo fare un solo Ambito territoriale ottimale su scala regionale. Lo stesso varrà per l’edilizia pubblica e per la mobilità. Nella prossima legislatura si dovranno assolutamente perseguire ambiti di programmazione regionale. Sarà così più facile anche per i gestori diventere regionali».
Per capirci, prendiamo l’acqua: un solo Ato e un solo gestore regionale?

«Questo sarà il nostro obiettivo».
Mica facile.
«Come assessore alla sanità conosco bene le resistenze frapposte al passaggio da quattro ad un solo ospedale».
Per l’aggregazione dei servizi pubblici quale è la sua ricetta?
«La stessa che è stata usata nella sanità: determinazione politica e incentivi economici che favoriscano processi di razionalizzazione a accorpamento».
All’inizio lei ha parlato di una seconda ragione che rende dannosa la frammentazione. Di cosa si tratta?

«Dei costi della politica. Si è teso in questi anni a costituire una miriade di società con tanti consigli di amministrazione. Ciò ha favorito il sottobosco politico».
Anche lei contro la Casta?
«Io difendo la politica e chi la fa. Ritengo che gli amministratori politici siano talora migliori dei manager senza esperienza politica. Però sono anche per una politica sobria. Se un cda è necessario va fatto e un amministratore va anche pagato bene. Ma la moltiplicazione dei posti come leva per il consenso non mi piace. E la combatterò».

[Photo by Saad Sarfraz]

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