
In viaggio con Rossi. Il ritardo che fa onco e il test della cintura
10 mar 2010
Condividi su Facebook
I ritardi che fanno onco "perché son mancanza di rispetto" e il test della cintura. In viaggio con Enrico nel suo giro della Toscana...
C’è un guaio a fare una campagna elettorale con Enrico Rossi: l’uomo non tollera i ritardi. I suoi, soprattutto. Resiste a quasi tutto – alla stanchezza, alla fame, alla lettura di un libro mentre l’auto zigzaga verso Larderello – ma non sopporta il fatto di arrivare in ritardo agli incontri, agli eventi e insomma a tutto ciò che c’è in agenda.
“Mi fa onco. Essere in ritardo mi fa onco, queste cose non si possono fare di fretta. E’ anche una mancanza di rispetto, via”, è capitato di sentirgli dire al telefono con l’amico-collaboratore Libero Dallacravatta.
[Mi fa onco= “mi fa schifo”, “mi provoca disgusto”, etc. Nel dialetto pisano si utilizza anche l'espressione “fa onco a' bai”, cioé ai bachi, ma non l'abbiamo mai sentita in bocca a Rossi].
I ritardi sul programma di marcia hanno molteplici effetti su Rossi e le sue giornate. Per esempio, i pranzi e le cene spesso finiscono al primo piatto (lunedì sera, a Nodica, nel pisano, siamo riusciti a mangiare i due primi previsti dal menù e Fabrizio, l’autista, è uscito dal circolo Arci che ci ospitava urlando “miracolo”).
Eppoi, per i bisogni fisiologici ci si ferma soltanto se sono incontenibili, altrimenti si tira a diritto fino al prossimo appuntamento in agenda ché – dice sempre con un sorriso veloce- “un bagno ci sarà, no?”.
Ma la conseguenza più temibile dei ritardi è che Rossi si innervosisce. Non ne risente immediatamente. Diciamo solo quando il ritardo inizia a superare il quarto d’ora/venti minuti e quando si rende pienamente conto che un ritardo ne crea e ne allunga un altro. Ma se Rossi arriva a questo punto di “ebollizione”, lo si capisce subito, appena rimonta in macchina.
C’è una prova infallibile per certificare l’incazzatura e il suo livello: il test della cintura. Se, risalendo in auto, tira la cintura di sicurezza come se fosse una fune e cerca di agganciarla furiosamente, allora significa che si è innervosito e che sta per partire una telefonata di sfogo a Libero. Se invece rimonta in auto non dicendo nulla o sospirando “Ohimmena” o qualcosa come “Che vita randagia” (è successo una volta a Livorno, e sinceramente il tono era da James Dean del padule di Bientina), allora vuol dire che è tranquillo, soddisfatto, contento.
E che si riparte, magari cantando.
(continua…)
[foto di Laura Lezza]



Nascondi commenti