In viaggio con Rossi. La sizzola e la batteria del cellulare.

29 gen 2010

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Da Massa a Marina di Carrara, senza fermarsi agli autogrill, con un vento vigliacco e una batteria che si scarica. In più: il video dei due giorni...

Enrico Rossi non si ferma neanche per fare pipì. Non abbiamo fatto nemmeno una pausa da quando siamo partiti da Firenze. Luca, l’autista, mette la freccia appena vede un bar, ma Rossi dice di no, siamo in ritardo per il prossimo appuntamento e non vuole arrivare troppo tardi. Una volta scesi a Marina di Carrara, poi, c’è un cielo bigio, un vento vigliacco e insomma “s’è preso una sizzola, ragazzi” (finalmente un toscano comprensibile a tutti i toscani, non solo ai pontederesi).

Quello invece di cui proprio non può fare meno è il cellulare. L’unica cosa che tiene sempre accanto a sé in macchina è il caricabatterie accendisigari: e lo attacca sempre, praticamente ogni volta che sale in auto. La sua dipendenza da cellulare – tante telefonate, qualche sms – ci è apparsa in tutta la sua gravità mercoledì nella prima tappa della due giorni a Massa e Carrrara.

Enrico Rossi all'Assemblea dei lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania

Enrico Rossi all'Assemblea dei lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania

Succede questo: Rossi è ad un convegno sull’economia in Provincia e sta ascoltando tutti gli interventi compiendo tutti i suoi riti di concentrazione, quando all’improvviso si guarda intorno, ci cerca con lo sguardo e fa un cenno. Allarme, allarme.

Rossi è sempre diligentissimo durante gli incontri pubblici e, a giudicare da qualche esperienza fatta nei giorni scorsi, sembra infastidirsi quando qualcuno cerca di distrarlo. Per esempio, a Santa Croce sull’Arno, durante l’assemblea con i lavoratori immigrati. C’era da fare una breve intervista tv: se possibile velocemente, perché l’operatore deve poi precipitarsi da un’altra parte per un altro servizio. Ma Rossi è già seduto al tavolo e, mentre si susseguono gli interventi, a gesti e con il labiale cerchiamo di fargli capire che se potesse alzarsi per un minuto, un minuto solo, non sarebbe male. Risposta: allarga leggermente le braccia, sguardo un po’ sorpreso e un po’ stranito, accenno di labiale “Sono qui e rimango qui”. L’intervista poi è stata realizzata ad un quarto a mezzanotte, dopo l’assemblea.

Invece durante il convegno sull’economia a Massa è lui a cercarci, e questo crea un lungo attimo di panico. Che succede? Non si sente bene? O ha ricevuto un sms in cui gli comunicano che il Pdl, dopo aver scartato 18 possibili candidati, ha deciso di convergere sul suo nome? No: gli si è scaricata la batteria del cellulare. “Mi fai un piacere? Vai giù in auto e l’attacchi un po’ al caricatore?”. Ok. “E tra un po’ me lo riporti”. Ok.

Passano massimo dieci minuti e… ecco il nuovo gesto: “Il cellulare?”.

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