
Idee per la Toscana. La convivenza
01 mar 2010
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Trecentomila immigrati, ottomila nuovi nati ogni anno. Alcune proposte per coniugare la tradizione di accoglienza e legalità della nostra Regione
Vai alle sezioni:
1. Idee per la Toscana. Alcune proposte per l’immigrazione
2. La Toscana che voglio. Legalità e Sicurezza
3. La Toscana che c’è. L’immigrazione
La prima politica sarebbe quella d’insegnare la lingua italiana, le leggi fondamentali dello Stato e soprattutto la Costituzione. In Toscana dovremo fare di più attraverso l’offerta di corsi di italiano e l’integrazione culturale.
IDEE PER LA TOSCANA. INCLUSIONE E CONVIVENZA
Il fenomeno dell’immigrazione extra-comunitaria richiede maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni pubbliche. Si tratta di un’onda lunga (pari nel 2009 al 7% della popolazione toscana ed al 9,4% della forza lavoro) destinata, volenti o nolenti, a strutturarsi nel nostro tessuto sociale: già oggi, su 33.000 nuovi nati in Toscana, 7.600 bambini hanno genitori provenienti da diverse parti del mondo.
Abbiamo a che fare con un fenomeno di trasformazione del contesto sociale nel suo complesso e con l’urgenza di intervenire sulle lacerazioni che si stanno manifestando. Siamo di fronte ad una questione tanto importante quanto delicata, a provvedimenti governativi inadeguati, nonché alla latenza di degenerazioni gravi e violente.
Ma siamo di fronte anche ad un dovere (di civiltà, umano) e ad una straordinaria opportunità di sviluppo sociale. Per affrontare correttamente questa dinamica sociale occorre usare “più testa e più cuore”, ovvero contrastare le attività criminali mediante un controllo del territorio continuativo (evitando amnesie, scaricabarili o inutili spettacolarizzazioni), ma anche aggredire le cause dell’illegalità, la tempestività nel rilascio dei permessi di soggiorno, l’emersione del lavoro nero e la tutela dei diritti, strumenti per il riconoscimento sociale di immigrati irregolari (es. permessi per chi coopera contro lo sfruttamento, compie azioni di valore pubblico, risulta bene integrato), al fine di evitare che la “paura degli estranei rischi di renderci dei nuovi barbari”.
La fiducia non deve essere cieca. Nè da una parte nè dall’altra. La fiducia è un patto, vero, forte. Aggrediremo le cause dell’illegalità, ci batteremo per il rispetto di condizioni di vita e di lavoro di tutti. Solo se facciamo questo, non rompiamo la speranza di chi viene qui per lavorare con noi, e la nostra.
La vera sfida che la Toscana può, e deve vincere, è la maturazione di modalità di convivenza tra residenti italiani e nuovi residenti con etnia, religione e tradizioni diverse.
Non siamo favorevoli ai CIE, ma se faranno richiesta e vogliono la nostra collaborazione dovranno soddisfare i seguenti requisiti: il rispetto dei diritti umani innanzi tutto, l’assistenza sanitaria, i tempi di permanenza limitati perché altrimenti diventa carcerazione preventiva e infine l’utilizzo dei centri come luogo di regolamentazione e inclusione. Questi centri devono essere piccoli perché altrimenti rischiano di diventare lager. Abbiamo ferma intenzione di darli in gestione al volontariato, per la spiccata sensibilità da sempre dimostrata su questo tema.
IDEE PER LA TOSCANA.
ALCUNE PROPOSTE SULL’IMMIGRAZIONE.

Ecco alcune proposte di Enrico Rossi per il governo regionale nella legislatura 2010-2015:
1. Riguardo al tema dell’accoglienza ed integrazione dei nuovi immigrati, è una questione di principio garantire il pieno rispetto dei diritti umani e della persona.
Si conferma la validità di leggi e buone pratiche portate avanti in Toscana da Regione, enti locali, associazionismo e volontariato in tema di istruzione, salute, integrazione culturale. Tali iniziative saranno anche migliorate con la prevenzione, un miglior controllo del territorio, ed il rigoroso contrasto di tutte le forme di prevaricazione, pregiudizio e violenza nelle relazioni umane – da qualunque parte provengano.
2. Sul tema degli immigrati irregolari, esprimiamo un giudizio fortemente critico nei confronti della Legge Bossi-Fini e dei centri di identificazione ed espulsione
I CIE si sono dimostrati inefficaci e non rispettosi dei diritti umani. Pertanto qualora vi fosse la decisione da parte del Governo nazionale di attivare sul territorio della Toscana un centro di identificazione ed espulsione, riteniamo che la collaborazione istituzionale a cui la Regione è tenuta sarà espletata a condizione di poter rafforzare le dimensioni di accoglienza e integrazione nel contesto sociale (ovvero centri di piccole dimensioni, gestiti in collaborazione con il volontariato, tempi di permanenza limitati, sostegno alla regolarizzazione amministrativa).
3. Occorre attivare meccanismi di rappresentanza con le principali etnie
E’ necessario stabilire occasioni di confronto, nonché sperimentare un percorso che possa eventualmente portare al riconoscimento del diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari
4. Occorre avviare una consulta regionale multiculturale
Questa rappresenterà il luogo per un confronto e un monitoraggio sulle politiche in tema immigrazione, convivenza ed inserimento lavorativo. In particolare, abbiamo internzione di stabilire rapporti privilegiati con i rappresentanti delle comunità più numerose (come, per esempio, il Console cinese di Prato)
5. Attivare iniziative di micro-credito a favore dell’imprenditorialità tra nuovi immigrat
Pensiamo – insieme alle associazioni di volontariato, al mondo della cooperazione, alle organizzazioni sindacali, alle categorie economiche – di dare vita a un fondo di sostegno e solidarietà per i lavoratori immigrati, uno strumento economico utile a imporre il rispetto delle regole di convivenza e di lavoro. Pensiamo, in questo senso, a servizi di “welcome banking” per clientela islamica e sostegno alle forme di lavoro regolare (incentivando anche il datore di lavoro a fungere da garante del credito e tutore delle progettualità imprenditoriali)
6. Offrire corsi sulla lingua italiana e sull’ordinamento del nostro Paese
Una palestra di convivenza civile per tutti gli immigrati, in particolare per le donne incinta durante il percorso materno-infantile, al fine di sensibilizzare sia le prime generazioni sfruttando un periodo di contatti amministrativi e sanitari (anche tramite mediatori culturali), sia l’inserimento delle future generazioni.
Il caso di Prato
Chinatown, Prato. Vive qui la comunità cinese più vasta d’Italia, 30mila cittadini cinesi regolari più altrettanti stranieri irregolari, di cui molti con gli occhi a mandorla, a fronte di una popolazione totale di 187mila residenti. Ma non è questione di numeri e percentuali. La crisi del settore tessile si fa sentire in maniera concreta, giorno dopo giorno. La lotta all’illegalità nelle aziende non basta. Bisogna agire all’origine dei flussi migratori, attraverso accordi con la Repubblica Popolare Cinese. Non solo.
Per dare nuovo impulso all’economia del territorio abbiamo intenzione di integrare il distretto tessile tradizionale che produce stoffe con quello delle confezioni, su cui puntano molte aziende di matrice orientale. E poi più controlli sulle merci, attraverso l’attivazione di un laboratorio che controlli qualità e tipologia dei tessuti, per evitare l’immissione sul mercato di materiale tossico o dannoso, come accaduto in passato. Attività in cui la collaborazione con la Guardia di Finanza appare a dir poco indispensabile.
Ma ristabilire la legalità significa anche assicurare il rispetto dei diritti umani nei luoghi di lavoro. Perché la pelle ha tanti colori, il sudore uno solo.
LEGGI: Accordo coalizione Toscana Democratica (pdf)
LA TOSCANA CHE VOGLIO. LEGALITA’ E SICUREZZA
La Toscana che voglio è un esperimento collaborativo della campagna di Enrico Rossi a Presidente della Regione Toscana. E’ un esperimento di costruzione dell’agenda, è immaginazione politica messa in circolo e condivisa.

Di seguito i cinque contenuti più votati sul sito nella categoria “Legalità e Sicurezza“:
La toscana che voglio è una regione che abbia le porte aperte a tutti. CCon gli stessi diritti e doveri senza nessun pregiudizio raziale Dove mia figlia possa crescere e conoscere nuove culture. Ma dove venga anche fatta rispettare la legge Fatto capire che un ospite deve accettare le regole e i costumi del paese ospitante. francesco
La Toscana che voglio sa che “prescrizione” e “assoluzione” sono due sostantivi, non due sinonimi. La Toscana che voglio è abitata da onesti lavoratori, premia il merito, l’impegno e la costanza. Sonia Seravezza
Vorrei una Toscana dove diminuiscono le inferriate alle finestre e aumentano le chiavi agli usci, vorrei una Toscana dove non si saluta uno perchè è nero ma perchè è cretino, vorrei una Toscana dove la pace sia una pratica quotidiana, una Toscana che guardi al futuro senza distruggere il passato. francoemme
La Toscana che voglio… Vorrei una toscana dove tutti sono tutelati e ascoltati, vorrei una legge a tutela della dislessia, una legge che già molte regioni stanno portando avanti, una proposta che gia nel 2003 era partita come screening, vorrei che la Toscana non desse spazio alla dis-criminazione. rita
Ho appena letto che la Regione ha stanziato 500 mila euro per promuovere cultura della legalità. Credo che queste iniziative vadano legate anche a politiche d’integrazione sociale. Integrare e dialogare con tutte le persone che nella nostra regione partono da condizioni economiche svantaggiate. aldo
LA TOSCANA CHE C’E’. L’IMMIGRAZIONE
Rapporto Caritas-Migrantes 2009
Presenze
71mila gli immigrati in Toscana al 31 dicembre 1998, pari al 5,7% di tutti quelli presenti in Italia. In 10 anni la presenza è quadruplicata (mentre a livello nazionale è “soltanto” triplicata). Nel 2008 sono diventati 310mila, il 12,5% in più rispetto all’anno precedente.
La presenza si concentra nella “Toscana dell’Arno”, compresa fra Arezzo e Pisa, e in particolare a Firenze e Prato, con una percentuale che è cresciuta dal 62,1% al 69,7%.
Per quanto riguarda l’incidenza della popolazione straniera su quella italiana a livello provinciale, il primato spetta a Prato, con l’11,8%. Seguono Firenze (9,6%), Arezzo e Siena (9,5%), Pistoia (8,4%), Grosseto (7,6%), Pisa (7,4%), Lucca (6,2%), Massa Carrara e Livorno (5,8%).
La distribuzione degli stranieri vede la provincia di Firenze al primo posto con il 30,4% delle presenze, seguita da Arezzo (10,7%), Pisa (9,9%), Prato (9,4%), Siena (8,3%), Pistoia (7,9%), Lucca (7,8%), Livorno (6,4%), Grosseto (5,6%) e Massa Carrara (3,8%).
Il 51,6% della popolazione straniera è rappresentato da donne.
Provenienza
Il 58,8% dei cittadini stranieri presenti nel 2008 erano europei, il 19,1% asiatici, il 15,3% africani, il 6,7% americani. La nazionalità più presente è quella albanese, con il 20,2%, poi i romeni (18,8%) e i marocchini (7,8%). La comunità che cresce di più è quella romena (a seguito dell’ingresso nella Ue), passata da 21.604 a 51.763 cittadini residenti in Toscana, un incremento del 139,6%.
Immigrati e lavoro
I lavoratori stranieri sono aumentati costantemente dal 2000. Nel 2008 erano 209.790, con un aumento percentuale del 7,4% rispetto all’anno precedente.A Firenze lavorano 61.125 cittadini stranieri, a Prato 32.607, ad Arezzo 18.790, a Siena 17.288, a Lucca 17.169, a Livorno 13.915, a Grosseto 12.366, a Pistoia 11.683, a Massa Carrara 7.566. In Toscana il 16% dei lavoratori assicurati all’Inail è straniero, in linea con la media nazionale (15,5%).
Settori di occupazione:
lavora nei servizi il 51,5% degli occupati stranieri,
nell’industria il 39,2%,
nell’agricoltura e pesca il 7,6%,
Fra i sotto-settori più rilevanti:
lavora nelle costruzioni il 16,8%
informatica e servizi alle imprese 15,7%
alberghi e ristoranti 12,4%,
nei servizi per le famiglie risulta lavorare soltanto il 4,4%, ma è un dato sotto stimato probabilmente a causa della diffusione del lavoro nero.
Nel corso del 2008 sono stati assunti 104.063 lavoratori stranieri e sono stati licenziati in 99.637, con un saldo positivo di 4.426 unità (dato molto inferiore a quello dell’anno precedente, 16.748, a probabilmente a causa della crisi economica). Da notare che l’occupazione cresce di più per le donne lavoratrici che, pur essendo in numero inferiore rispetto agli uomini (40,6% degli occupati), hanno un saldo migliore (+2.819).
Imprese di Immigrati
A maggio 2009 erano presenti in Toscana 21.978 imprese costituite da stranieri, di cui 4.840 condotte da cittadini europei e 17.138 da non europei. I cinesi hanno il maggior numero di imprenditori stranieri, 5.842, seguiti da albanesi, 4.089, romeni, 3.907, marocchini, 2.521, e senegalesi, 925.
Il contributo dei cittadini stranieri al welfare nazionale
Il “saldo fiscale” degli stranieri presenti in Toscana, dato dalla differenza tra i contributi versati e la spesa pubblica di cui sono beneficiari, è stato di 2.803 euro procapite nel 2004 (ultimi dati disponibili), lievemente superiore a quello dei cittadini italiani, che è di 2.716 euro.
In totale i cittadini stranieri che lavorano in Toscana versano nelle casse dello Stato circa 915 milioni di euro l’anno, e ricevono servizi per 372 milioni, con un saldo positivo (per lo Stato) di 543 milioni (2.803 euro pro capite).
La spesa sanitaria per i cittadini stranieri
Si stima che, complessivamente, nel 2004 (ultimi dati disponibili) il Sistema sanitario abbia speso 5.789 milioni: di questi appena il 3% (poco più di 167 milioni) in favore della popolazione straniera.
Le rimesse dei cittadini stranieri
Nel 2008 i cittadini stranieri hanno “risparmiato” e inviato in patria quasi 851,4 milioni di euro, circa il 13,3% del totale nazionale. Una cifra rilevante, ma inferiore dell’1,9% rispetto a quella dell’anno precedente, a fronte di una crescita della media nazionale del 5,6%: un’altra delle conseguenze della crisi economica che ha colpito la Toscana.
Appartenenza religiosa
Il 49,4% degli stranieri presenti in Toscana è di fede cristiana,
il 32,4% musulmano,
altre religioni: buddisti 1,6%, induisti 1,5%, animasti 0,5%, ebrei 0,2%.
Cittadinanza
I nuovi cittadini a fine 2007 (ultimo dato disponibile) sono stati 2.556, circa l’1% degli immigrati presenti, una incidenza in linea con quella nazionale. La via più frequente per ottenere la cittadinanza è il matrimonio (84,2%). Solo il 15,8% dei cittadini stranieri che vivono in Toscana ha ottenuto la cittadinanza a seguito di una presenza continuativa di 10 anni.
Scuola e seconde generazioni
Nell’anno scolastico 2008/2009 gli alunni stranieri erano 49.691, il 10,2% del totale, a fronte di una media nazionale del 7%
Circa il 10,9% dei bambini della scuola dell’infanzia;
l’11,8% dei piccoli della scuola elementare;
il 12,4% fra i ragazzi che frequentano le medie;
il 7,7% dei giovani studenti delle superiori.
È nato in Toscana il 35,8% degli studenti stranieri (in Italia il 37,1%), un dato rilevante per capire il fenomeno delle “seconde generazioni”: i minori stranieri sono 58.399, il 21% del totale (sono il 22% in Italia); i nati in Toscana fra il 2006 e il 2008 sono stati 20.132
LA LEGGE REGIONALE SULL’IMMIGRAZIONE
Leggi il testo completo della Legge Regionale 08 giugno 2009, n. 29
1. La legge toscana sull’immigrazione non è anticostituzionale. Interviene sulle competenze regionali (politiche sociali) e non su quelle dello Stato.
2. Coesione sociale, sicurezza e rispetto della legalità ora sono legge.
Garantire agli immigrati regolari (che lavorano e pagano le tasse) una parità sostanziale.
3. Non un paradiso per gli immigrati, solo diritti e doveri. Gli interventi previsti tengono conto del diverso status giuridico dei destinatari. Regole certe per i regolari.
4. Il primato della persona: cure mediche per tutti.
5. Chi paga le tasse ha diritto ai servizi. L’accesso ai servizi è garantito solo a chi rispetta le regole e paga le tasse. La cittadinanza non è motivo di priorità.
7. Una legge che non pesa nelle tasche dei toscani. Per assicurare l’accesso ai servizi sanitari d’emergenza – gli unici garantiti anche ai cittadini irregolari – esiste un fondo statale esplicitamente dedicato a questo. Quindi nessun aggravio per le casse regionali.






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