
Idee per la Toscana. Sviluppo ecosostenibile
04 mar 2010
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Ciclo integrato dei rifiuti, prevenzione dei rischi idro-geologici, energie rinnovabili. L'unica via per la tutela e il rilancio ambientale del nostro territorio.
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1. Interventi sulla stampa di Enrico Rossi
2. Idee per la Toscana. Lo sviluppo ecosostenibile del territorio
3. Ancune proposte per uno sviluppo ecosostenibile del territorio
4. La Toscana che c’è: l’energia
5. La Toscana che c’è: il ciclo dei rifiuti
INTERVENTI SULLA STAMPA DI ENRICO ROSSI
RIFIUTI SPECIALI: VANNO REALIZZATI GLI IMPIANTI PER SMALTIRLI
La Repubblica Firenze, 12 febbraio 2010Alla fine degli anni ’80 il presidente operaio della Regione Toscana, Gianfranco Bartolini, dimostrò che si possono trattare e smaltire con successo – senza danni alla popolazione e all’ambiente – i rifiuti tossici e nocivi. Erano 40mila fusti di rifiuti pericolosi prodotti da aziende italiane e abbandonati in discariche improvvisate in Nigeria. Il nostro governo fu costretto a riportarli in Italia con la Karin B e la Deep Sea Carrier, dove rimasero per 6 mesi in attesa di essere smaltiti. Nessuno in Europa accettò le navi con il loro carico tossico. Fu allora che il governo italiano chiese aiuto. Bartolini accettò la sfida e fu nominato commissario. L’operazione ebbe successo grazie all’impegno e alla preparazione delle imprese e dei tecnici toscani.
Alla fine del 2009 la Lucart, una cartiera lucchese con più di 300 addetti che recupera la carta da macero, chiede di realizzare un impianto a biomasse per smaltire i fanghi, ma non riesce ad ottenere l’autorizzazione. E’ costretta a portare i rifiuti, con evidenti costi aggiuntivi, all’inceneritore di Brescia o al Sud con tutte le preoccupazioni sul rispetto della legalità. Risultato: gli investimenti per lo sviluppo dello stabilimento vengono dirottati in Francia dove non ci sono questi problemi.
Voglio dirlo con chiarezza: la Toscana deve dotarsi degli impianti necessari alla gestione del ciclo dei rifiuti, sia urbani che speciali. Significa che dobbiamo attrezzarci rapidamente per gestire 8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pari al 75% di tutti i rifiuti prodotti. L’attuale carenza di impianti rappresenta una forte criticità per la nostra economia: avere la certezza di un corretto smaltimento è un vantaggio per imprese, cittadini e ambiente; cosi come ridurre i costi di smaltimento è un vantaggio competitivo per le aziende, oltre a sottrarre una fonte di affari alla criminalità, come dimostra l’inchiesta di questi giorni sui rifiuti tossici.
Scriveva Cesare Luporini nel ’74: “non vi è dubbio che solo la scienza e la produzione, che hanno inferto la ferita, possono guarirla. Ogni strada a ritroso sarebbe impossibile. Ma è altrettanto chiaro che per procedere così in avanti al ‘posto di comando’ sta la politica”. Sono d’accordo. La Regione, per realizzare gli impianti necessari deve avere un più incisivo ruolo istituzionale e la politica deve trovare il coraggio di fare le scelte necessarie per far crescere la Toscana. Ieri siamo stati capaci di gestire la nave dei veleni. Oggi dobbiamo realizzare gli impianti che ci servono.
UN DISTRETTO DELL’ENERGIA
Il Tirreno, 13 febbraio 2010In tempo di crisi è possibile progettare lo sviluppo? Girando la Toscana – da Massa Carrara a Grosseto passando per la Solvay di Rosignano e dal porto di Livorno – mi sono reso conto che non solo è possibile, ma è doveroso. La difficile situazione economica ci impone di cogliere tutte le occasioni. Un esempio delle potenzialità del territorio è rappresentato proprio dalla costa toscana.
Grosseto può diventare il distretto delle rinnovabili, Livorno ha bisogno di garanzie per il polo industriale e di costruire un futuro per le sue centrali energetiche, Pisa deve far leva sulla ricerca e il trasferimento alle imprese, la Versilia è chiamata a consolidare il primato della cantieristica, Massa Carrara punta sul risanamento e il rilancio industriale. Tutto questo deve essere fatto senza mortificare ambiente, sicurezza e vocazione turistica.
Chi si candidata a governare la Regione ha il dovere di presentare un progetto, mettendo a frutto le risorse di cui dispone. L’energia è – e può esserlo ancora di più domani – il carburante del nostro sviluppo. In questi ultimi mesi, grazie agli incentivi per cittadini, enti locali e imprese, abbiamo già prodotto un forte sviluppo delle fonti rinnovabili. Siamo di fronte – come ricordava domenica il direttore Bernabò, mettendone in luce anche i rischi – ad una crescente domanda di impianti, destinati a un territorio pregiato e apprezzato. E’ un segnale positivo con più opportunità che rischi.
A Livorno e Piombino ci sono due centrali termoelettriche che bruciano olio combustibile e producono gran parte della CO2 toscana. E’ in costruzione un rigassificatore e in arrivo un gasdotto. Abbiamo numerosi siti ex industriali, vere ferite sul territorio, da bonificare e restituire alla loro funzione produttiva. Attorno alla Solvay c’è un polo manifatturiero che attende un rilancio e un futuro meno incerto con un progetto per consolidare e sviluppare la propria attività. Come affrontiamo tutto questo?
La mia proposta è questa: costruire sulla costa un distretto energetico di livello nazionale ed europeo. Tenendo fermo un principio: sì ad ogni intervento capace di accrescere il livello di benessere dei cittadini. Sviluppo e occupazione, sicurezza e ambiente devono andare di pari passo.
Penso ad una Regione capace di trattare con Enel la riconversione delle due centrali con il sequestro geologico della CO2 per produrre più energia e meno emissioni, con nuovi investimenti e più occupazione. Penso ad una Regione che utilizzi il gas che arriverà sulle nostre coste per creare vantaggi per aziende e cittadini e che, oltre al gas, al sole e al vento, sfrutti anche la geotermia e le biomasse.
Penso ad una Regione che faccia crescere, attorno al polo chimico costiero, un’industria toscana delle rinnovabili per produrre tecnologie e nuovo lavoro. Possiamo farcela puntando sulle università, sulla ricerca, sulle tecnologie, sui servizi e sull’imprenditoria locale. Sappiamo che occorrono nuovi finanziamenti, meno burocrazia, un più facile accesso al credito e una politica capace di decidere in tempi brevi.
La Toscana deve programmare il suo sviluppo. Discutiamone, coinvolgendo tutti i soggetti interessati. Poi decidiamo. Il futuro della costa passa da qui.
IDEE PER LA TOSCANA. SVILUPPO ECOSOSTENIBILE
Tre i punti cardine per uno sviluppo integrato energia-ambiente-sviluppo:
- Il ciclo integrato dei rifiuti
- La produzione eco-compatibile di energia
- Prevenzione dei rischi ambientali
Con i no a prescindere non si cura il territorio e non si fa il suo bene. La difesa e la valorizzazione di ciò che la natura ci ha dato sono punti irrinunciabili, ma non significano opporsi sempre e comunque a qualsiasi tipo di intervento.
L’ambiente e il governo del territorio devono continuare a ispirarsi a una logica di utilizzo e preservazione. Sostenibilità energetico-ambientale e sviluppo economico sono infatti due obiettivi resi reciprocamente compatibili dalla crisi attuale. I toscani hanno necessità di tutelare il loro habitat come fattore di sviluppo turistico e agro-alimentare, ma al tempo stesso hanno bisogno di produrre lavoro e ricchezza.

ALCUNE PROPOSTE PER UNO SVILUPPO ECOSOSTENIBILE
Alcune proposte per costruire un progetto di sviluppo ecosostenibile:
1. Accelerare i tempi per il completamento del ciclo integrato dei rifiuti nella cornice dei 3 ATO previsti
E’ necessario avviare un percorso che ci consenta di superare la logica dello stoccaggio in favore del riuso. Occorre in questo senso, una politica dei rifiuti a tutto sesto, dagli accordi per la riduzione degli imballaggi, agli standard eco-compatibili per gli acquisti della pubblica amministrazione, al potenziamento della raccolta differenziata (riducendo il conferimento in discarica, ricorrendo al “porta a porta” dove sostenibile), all’uso degli impianti di termovalorizzazione per la parte residuale (attuando con rapidità il piano regionale e ponendosi successivamente come obiettivo, in una logica di area vasta, la realizzazione di impianti meno numerosi e più efficienti, sostitutivi di quelli più impianti piccoli e vecchi, uniformandosi ai migliori standard di sicurezza ed ambientali possibili).
2. Sviluppare un distretto energetico regionale per la produzione di energia, valorizzando in particolare le fonti rinnovabili ed adottando un piano regionale di efficienza energetica che consenta di abbattere le emissioni inquinanti.
La Toscana deve e può giocare un ruolo primario a livello nazionale ed europeo in quanto l’approvvigionamento e la produzione di energia sono ormai imprescindibili da una vera sostenibilità della crescita economica. Diciamo quindi no al nucleare (anche a quello di ultima generazione, perché produce scorie tossiche, richiede ingenti investimenti, tempi lunghi e… qualche volta scoppia!). Vogliamo altresì sviluppare un “polo energetico costiero” che consenta una valutazione strategica degli effetti di una politica che deve produrre più energia riducendo le emissioni nell’area, risanando gli ambienti più compromessi e sviluppando le energie rinnovabili.

3. Una nuova politica energetica rispettosa dell’ambiente e votata all’innovazione
Fatti salvi gli aspetti di tutela ambientale, di sicurezza, e di sostegno all’occupazione, occorre garantire lo sviluppo eco-sostenibile della geotermia, favorire la riconversione di centrali elettriche inquinanti, incentivare l’uso delle biomasse, risanare le aree industriali dismesse valutando, come nel caso di Rosignano-Solvay, la funzione di un impianto di rigassificazione nell’ambito di un bilancio energetico e ambientale positivo.
4. Coordinare su un orizzonte pluriennale gli interventi regionali e nazionali per la prevenzione del rischio idro-geologico e costituire un unico ATO regionale che consenta di mantenere e rafforzare un controllo pubblico sull’acqua
Viste le crescenti evidenze a favore di una ri-publicizzazione di un bene così particolare, è prioritario effettuare investimenti infrastrutturali urgenti per l’approvvigionamento e la manutenzione della rete idrica, la realizzazione di bacini o invasi, depuratori, nonché le politiche per il riuso delle acque reflue industriali e agricole.
5.Attivare una cabina di regia regionale
Pensiamo a un organo in grado di pianificare ed esercitare un’azione di governance nei confronti di Province e Comuni, per la realizzazione di grandi progetti urbanistici ed infrastrutturali di interesse regionale.
5. Favorire nelle zone montane una corretta gestione del patrimonio boschivo toscano
I boschi della Toscana sono i più diffusi a livello italiano: una ragione in più per impegnarsi a fondo per la loro tutela, sia in termini di contributo alla prevenzione del rischio idro-geologico, sia di difesa della qualità del territorio, sia per una produzione eco-compatibile di biomasse.
6. Sviluppare una pianificazione integrata energia-ambiente-sviluppo economico
E’ necessario in quest’ottica prevedere anche strumenti di successiva implementazione mediante accordi di programma con gli enti pubblici, partnership con le imprese e forme di partecipazione pubblica.
7. Migliorare la gestione di parchi ed aree protette
In rapporto con il mondo dell’associazionismo e l’attività di ricerca delle Università, è necessario tutelare e valorizzare il patrimonio boschivo della nostra Regione – già oggi uno dei più sviluppati d’Italia – con l’obiettivo minimo di non intaccare la flora esistente.
8. Potenziare al massimo il riuso dei volumi edilizi esistenti
Occorre contenere il consumo del suolo e invertire il processo di sviluppo disordinato degli insediamenti urbani (noto anche come sprawling), dando nuove linee di indirizzo per la pianificazione urbanistica e territoriale volte alla costruzione di nuovi spazi pubblici come incubatori di socialità e a impedire la formazione di “ghetti”.
LEGGI: Accordo coalizione Toscana Democratica (pdf)
LA TOSCANA CHE VOGLIO. AMBIENTE E ENERGIA
La Toscana che voglio è un esperimento collaborativo della campagna di Enrico Rossi a Presidente della Regione Toscana. E’ un esperimento di costruzione dell’agenda, è immaginazione politica messa in circolo e condivisa.
Di seguito i cinque contenuti più votati sul sito nella categoria “Ambiente e Energia”:
La Toscana che voglio, inizia subito sotto casa mia, dove c’è un bellissimo spazio verde, dove la gente cammina, parla, corre, vive. Tra poco tutto questo non ci sarà più. Così come altri interi ettari di terreno che da agricolo sono stati trasformati in edificabili. Claudio, San Giovanni Valdarno. Claudio
Io voglio una Toscana che risparmia energia, che abbassa i consumi, che spegne la luce quando non è necessaria, che trova la soluzione per non sprecare niente e utilizzare tutto al meglio! basterebbe che tutti facessimo più attenzione, anche nella nostra casa, nel nostro ufficio. Federica
Piste ciclabili in tutta la regione! Percorsi per attraversarla a piedi o in bici, da punto a punto. Ma ci pensate che meraviglia? LorenzoB
Costruiamo una casa se necessario, ma se possiamo recuperare quello che già c’è facciamolo. In Toscana abbiamo il vento gli alberi il mare la geotermia e la conoscenza per sfruttarli senza fare del male: facciamolo. francoemme
Vorrei un impegno serio nella green economy per passare dagli eco-incentivi agli eco-requisiti. Romina Zago
LA TOSCANA CHE C’E’. L’ENERGIA
Come in tutto il mondo, il trend dei consumi energetici toscani è in crescita. Aumenta di circa il 2% all’anno. L’industria ne assorbe il 35% circa, i consumi civili il 32% (di cui il 60% per riscaldamento, produzione di acqua calda e cottura dei cibi), i trasporti il 31,5% e l’agricoltura l’1,5%.
In Toscana si producono oltre 19 mila Gwh, 2.000 meno di quanti se ne consuma.
Il 28% dell’energia elettrica prodotta in Toscana deriva dal calore della terra: la geotermia, di cui è regione leader in Italia, con 711 Mw di potenza installata.
Un altro 5% viene dalle altre fonti rinnovabili: acqua (317 Mw installati con le centrali idroelettriche), biomasse, e in piccolissima parte energia eolica (27,8 Mw installati) e solare (3 Mw installati di fotovoltaico).
Il rimanente 77% viene prodotto dalle centrali termoelettriche. Ce ne sono 59 in Toscana. In maggior parte sono alimentate a petrolio, come a Piombino e a Livorno, e rilasciano molta anidride carbonica in atmosfera. La centrale di Cavriglia è stata riconvertita a ciclo combinato a metano che dà energia più pulita e a costi inferiori.
Obiettivo della Regione è di produrre entro il 2020 il 39% di energia elettrica e il 10% di energia termica impiegando fonti rinnovabili e di ridurre le emissioni annue di anidride carbonica (Co2) di 7,2 milioni di tonnellate.
Eolico
Con la forza del vento in Toscana vengono prodotti 27,8 Mw di energia elettrica all’anno. Entro il 2020 è prevista l’installazione di 25 centrali eoliche da 15-25 Mw.
Geotermia
La geotermia contribuisce in misura del 28% alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Le centrali geotermiche sono 33 , per un totale di oltre 600 pozzi, localizzate tutte tra l’Amiata senese e grossetano e Pomarance-Larderello (Pisa). Producono 711 Mw. Il piano energetico prevede un aumento di 200 Mw, pari al 28%, ponendo due condizioni: garanzie per una geotermia sostenibile e vantaggi per le comunità locali.
Idroelettrico
Le centrali che sfruttano la forza dell’acqua per produrre energia in Toscana sono 86, per lo più di piccola e piccolissima dimensione (mini-idro) e producono circa 318 Mw di energia all’anno. Dallo sviluppo di questa tecnologia il Piano energetico regionale ipotizza un aumento di 100 Mw annui (+31%).
Solare fotovoltaico e termico
In Toscana vengono prodotti 3 Mw di energia con i pannelli solari fotovoltaici. Entro il 2020 tale produzione, secondo i lPiano energetico regionale andrà aumentata di 50 volte, arrivando a 150Mw.
LA TOSCANA CHE C’E’. IL CICLO DEI RIFIUTI IN TOSCANA
La gestione del ciclo dei rifiuti in Toscana è affidata a tre Ato interprovinciali: Ato Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia), Toscana Costa (Lucca, Pisa, Livorno, Massa Carrara), Toscana Sud (Arezzo, Siena, Grosseto).
La Toscana è una tra le Regioni italiane che producono più rifiuti. Famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni nel 2008 ne hanno prodotte ben 2.540.588 tonnellate, con una flessione lieve (-0,4% ) rispetto all’anno precedente (pari ad una media di 703 kg/abitante/anno).
A questi si aggiungono circa 7.300.000 tonnellate di rifiuti speciali, di cui 263.148 tonnellate di pericolosi.
La raccolta differenziata in Toscana sale e, per la prima volta dopo anni di attestazione intorno al 33,5%, nel 2008 compie un salto di ben 3 punti ed arriva al 36,58%. Da segnalare, tra le realtà più virtuose, l’intero Ato 8 di Siena, che ha superato la quota del 45% fissata dalla normativa nazionale per il 2008, ed il Comune di Montespertoli, che ha raccolto in forma differenziata ben l’86,52% del totale dei rifiuti urbani prodotti.
Circa il 12% dei rifiuti toscani (stessa percentuale da quasi 10 anni) viene bruciato in uno degli 8 termovalorizzatori attualmente in esercizio in Toscana .
Il 61,4% dei rifiuti finisce in una delle 22 discariche. Le più grandi si trovano a Terranuova Bracciolini, Peccioli e Rosignano. Si stima che gli impianti presenti si esauriranno tra il 2010 e il 2011.
Raccolta differenziata 2008:
- 300.649 tonnellate di carta e cartone (34,8% del totale RD)
- 166.880 tonnellate di rifiuti organici (19,3%)
- 102.527 tonnellate di sfalci e potature (11,9%)
- 76.467 tonnellate di legno (8,8%)
- 85.132 tonnellate di vetro (9,8%)
- 36.698 tonnellate di metallo (4,2%)
- 38.795 tonnellate di plastica (4,5%)
- 29.674 tonnellate di rifiuti ingombranti (3,4%)
- 7.545 tonnellate di stracci (0,9%)
- 4.377 tonnellate di lattine (0,5%)
- 2.028 tonnellate di rifiuti urbani pericolosi (pile esaurite) che rappresentano lo 0,2%
- 13.987 tonnellate di altri rifiuti da RD (1,6%).
La raccolta differenziata pro capite annua regionale è stata pari a 233 kg.
BIOMASSE: LA SCOMMESSA TOSCANA PER UN’ENERGIA PULITA
I vegetali coltivati, i rifiuti vegetali, i liquami di origine animale e parte dei rifiuti cittadini possono essere sottoposti a digestione o fermentazione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno). La biomassa viene chiusa in un digestore (ad esempio realizzato con la tecnologia Uasb) nel quale si sviluppano microorganismi che con la fermentazione dei rifiuti formano il cosiddetto biogas. Dopo trattamento depurativo, questo può essere usato come carburante, combustibile per il riscaldamento e per la produzione di energia elettrica.
Sono 20 le centrali da biomasse in Toscana
Entro il 2010 altre 32 mini centrali di teleriscaldamento a biomasse saranno accese in tutta la Toscana, per un investimento complessivo di 8 milioni di euro di cui oltre la metà da contributo pubblico (il resto da privati, comuni, gestori). Centrali che andranno ad aggiungersi alle 20 già funzionanti nella regione, e che secondo i protagonisti della filiera del legno necessitano di maggiore competitività attraverso piattaforme logistiche e un accordo regionale di filiera.
Le quasi 10mila tonnellate annue di biomasse che servono per alimentare gli impianti già attivi permettono di ottenere oltre 11mila kW termici e 250 elettrici: per ottenere altrettanta energia sarebbero state necessarie 11mila tonnellate annue di petrolio.
Nella nostra Regione, le biomasse agro-forestali a destinazione energetica (residuali e da colture dedicate) potrebbero apportare annualmente circa 39.000.000 Gj (giga joule), 24.000.000 Gj dei quali dal comparto agricolo e 15.000.000 GJ dal comparto forestale, che, ipotizzando la conversione delle biomasse in piccoli-medi impianti di cogenerazione, potrebbero essere tradotti in 300 Mw e di potenze installabili.
IL TERMOVALORIZZATORE
Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per generare calore, riscaldare acqua ed infine produrre energia elettrica. L’impiego dei termovalorizzatori sembra essere una via di uscita dal problema delle discariche ormai stracolme.
Pur essendo molto meno inquinanti rispetto ai vecchi inceneritori, i termovalorizzatori non eliminano in ogni caso l’emissione di diossine nei fumi di scarico dispersi nell’atmosfera circostante. Un fatto su cui concordano ormai tutti, costruttori, medici e tecnici.
Basti pensare che non esiste una soglia minima di sicurezza per le diossine e possono essere nocive per l’uomo a qualsiasi livello di assimilazione (US Environment Protection Agency 1994).
La termovalorizzazione per assolvere al suo compito in maniera ottimale dovrebbe non precedere bensì seguire un processo accurato di raccolta differenziata che preveda ci si informi dalle industrie sulle caratteristiche che deve avere la materia recuperata per poter essere utilizzata come materia prima nei cicli produttivi (separando accuratamente il vetro dalla plastica, dalla carta, dall’alluminio, etc).
Anche la materia destinata ai termovalorizzatori (le cosiddette ecoballe) dovrebbe avere precipue caratteristiche tali da scongiurare quanto più possibile un eventuale rilascio di sostanze nocive nell’ambiente.
I Termovalorizzatori in Toscana
Ato Centro
- Selvapiana Rufina (flusso annuo: 8.000 tonnellate/annue)
- Montale (PT) (flusso annuo: 26350 tonnellate/annue)
- (in fase di realizzazione: Case Passerini – Sesto Fiorentino)
Ato Costa
- Belvedere Castelnuovo (LU) (flusso annuo: 11200 tonnellate/annue)
- Falascaia Pietrasanta (LU) (flusso annuo: 53000 tonnellate/annue)
- Ospedaletto (PI) (flusso annuo: 53000 tonnellate/annue)
- Picchianti (LI) (flusso annuo: 55000 tonnellate/annue)
Ato Sud
- San Zeno (AR) (flusso annuo: 42000 tonnellate/annue)
- Poggibonsi (SI) (flusso annuo: 70000 tonnellate/annue)





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2 Commenti
Pingback di Enrico Rossi Presidente • Storie di Toscana. Pomino, paese a biomasse, 12.04.2010
[...] Sviluppo ecosostenibile [...]
Commento di Giuseppe Verri, 13.04.2010
Grazie, In generale sembra abbastanza corretto:
Caro Presidente Enrico Rossi
Eviterei,comunque, di infervorarsi per esperienze come quella di Pomino. Mostrerei dei distinguo: quali biomasse?
La green-economy avrebbe senso purchè trattasse biomasse solamente di recupero. Evitando dannose mega-opere monotematiche, considereremmo:
- recupero scorie dalle Segherie
- Raccolta differenziata urbana
- Potature
Eviteremmo le biomasse dedicate perchè:
- impoveriscono i terreni
- Impoveriscono la bio-produzione Alimentare
- Se Oleose INQUINANO come bio-diesel con FUMI bianchi densi di Micro-nano particelle oleose.
Seguirebbe….
FraternALmente
.?. !. GiVe GiuGio
Giuseppe Verri
Collaboratore Tecnico Enti Ricerca
56124 – PISA
http://giuseppe-verri-56124-pisa.ilcannocchiale.it