
Gli argini dei fiumi in sicurezza
29 dic 2009
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Si lavora a pieno ritmo per mettere i territori in sicurezza, pronti a ogni evenienza. E per il futuro la Toscana certificherà gli argini.
«La macchina della protezione civile funziona a pieno ritmo. Tutte le energie e le risorse possibili sono messe in campo, a livello nazionale e locale. Questa è vera prevenzione: preparasi alla peggiore delle eventualità, con la fondata speranza di scongiurarla con il lavoro e l’impegno di tutti».
Enrico Rossi riassume con queste parole il punto della situazione a fine mattinata, dopo aver nuovamente visitato la zona di Nodica, dove la piena del Serchio ha aperto nell’argine una falla di circa 200 metri. Rossi ha anche parlato con il sindaco di Viareggio Lunardini e con i responsabili della Protezione civile che hanno partecipato alla riunione che si è svolta alla prefettura di Pisa con il capo dipartimento della protezione civile nazionale Bernardo De Bernardinis.
«La variabile tempo non sarà banale ma se anche non si riuscirà a ricostruire completamente l’argine sarà possibile realizzare un tamponamento che consentirà un buon uso del letto del fiume.»
Sul posto stanno giungendo con regolarità a camion che trasportano grossi massi prelevati dalla cave di Carrara, mentre si accumulano anche i sacchi di sabbia necessari per i tamponamenti. Il lago di Massaciuccoli sta scemando. L’assessore per la difesa del suolo Marco Betti, che insieme al collega Rossi è sul posto, stima che dal lago vengano tolti in questo momento 1 milione e 200 mila metri cubi al giorno.
Purtroppo le previsioni meteo per i prossimi giorni non sono favorevoli, ma, conclude Betti «si sta lavorando a pieno regime».
In questi giorni la Protezione civile regionale ha messo in campo nelle varie situazioni di emergenza 200 volontari (Misericordie, Anpas, Cri e Vab) che si danno il turno dalle 8 alle 24, più altri 80 volontari dedicati specificamente alla zona del Serchio. Sono in funzione 4 idrovore, 5 torri-faro che consentono il proseguimento del lavoro nelle ore notturne, gruppi elettrogeni e due insacchettatrici per i sacchi di sabbia. Le attrezzature sono messe a disposizioni dalle province di Firenze, Grosseto e dalle associazioni di volontariato.
Si sta lavorando sodo per scongiurare il pericolo più grave, di giovedì e venerdì quando riprenderanno le piogge. Stano lavorando i volontari, 280 volontari della protezione civile regionale, stanno lavorando i soldati dell’esercito, i militari, i camion dell’anas, delle ditte: si confida di poter fare la colmata nel punto dove è stato portato via l’argine del serchio – e nel frattempo anche il lago di Massaciuccoli sta scemando ad un ritmo che mette in sicurezza. Tutto questo fa pensare di poter evitare il peggio, anche se al peggio bisogna prepararsi e sapere cosa fare nel caso in cui si dovesse verificare il peggio. Cosa fare per il futuro? Come giunta regionale abbiamo messo a disposizione 54 milioni: ed è l’unico vero finanzimento che si sia visto su questa partita. 4 milioni sono per gli interventi di urgenza e 50 milioni per la messa in sicurezza di tutto il bacino del Serchio. Ci auguriamo che altrettanto faccia anche il governo nazionale. Nello stesso tempo ci chiediamo anche cosa fare per garantire una migliore manutenzione degli argini: questa volta gli argini si sono rotti in tre punti, in cui il fiume è dritto. Bisogna studiare insieme ai nostri dipartimenti, alle università della Toscana, ai nostri esperti, un sistema per monitorare costantemente gli argini e quindi certificarne periodicamente la sicurezza – e la capacità di tenere una ondata di piena.
La Toscana monitorerà gli argini: la proposta di Rossi
«Argini certificati periodicamente e monitorati costantemente»: è questa la proposta che Enrico Rossi lancia, dopo aver trascorso la giornata nelle zone alluvionate, a Nodica, dopo aver partecipato a riunioni con i tecnici nazionali, regionali e con le autorità locali.
«Il Serchio ha rotto gli argini in tre punti, lungo un tratto completamente diritto del suo alveo. Bisogna capire cosa è successo, dove sta il problema, qual è il punto debole di queste strutture. Soprattutto vogliamo studiare con gli esperti dei nostri dipartimenti, delle università e delle istituzioni competenti un sistema di certificazione periodica degli argini dei maggiori fiumi della regione, e mettere a punto una attività di monitoraggio costante della loro consistenza e delle loro condizioni. Questo sicuramente migliorerà la sicurezza dei cittadini che abitano nelle vicinanze di questi corsi d’acqua. Dobbiamo cogliere da ogni esperienza, anche la più difficile come l’emergenza di questi giorni, uno spunto per migliorare e fare un salto di qualità»
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(ascolta l’intervista a Enrico Rossi)
L’assessore Rossi avanza questa proposta sulla scorta dell’esperienza maturata in ambito sanitario: «La Toscana certifica da anni le strutture sanitarie – spiega – con un sistema che ha la qualità e la sicurezza dei servizi tra i primi obiettivi. L’accreditamento consente una sorveglianza puntuale dei servizi, una verifica dei risultati e ci aiuta a individuare debolezze e criticità. Con la stessa logica vogliamo intervenire per gli argini: certificare e monitorare ci aiuterà a esercitare una manutenzione migliore e quindi a garantire maggior sicurezza».
[Foto da Repubblica e Corriere Fiorentino]


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